Il campo

Il voto in Sardegna ha portato riflessioni tra nelle forze in campo. Purtroppo queste forze, una volta raggruppate, non riescono a decidere le misure di questo campo. Tanto a destra quanto a sinistra.

Letta nell’estate 2022 proponeva un campo largo per battere la destra. Giorno dopo giorno troppe zolle si sono sgretolate e il PD si è ritrovato ad essere alleato solo con piccoli mucchi di polvere.

Schlein è stata eletta nei gazebo per allargare il campo del PD, ma anche lei raccoglie solo polvere.

Troppi niet di uno contro l’atro alla sola idea di coalizzarsi. Se chi ha sostenuto Soru si fosse coalizzato con chi ha sostenuto Todde non ci sarebbe stata partita!

Ora si parla di campo giusto. Giusto per chi? Giusto per tutti o solo per chi vorrebbe essere l’unico a dare le carte?

La sbornia elettorale dovuta alla vittoria di Todde, ha indotto Conte ad ergersi unico plenipotenziario nella scelta dei candidati. A Torino no a chi era anti Appendino, a Potenza no a chi, per la propria professione, potrebbe essere pietra di scandalo.

Con una logica tafazziana si finisce di farsi del male per non volere costruire qualcosa al di fuori del proprio campo visivo.

Ma così si finisce per giocare nel campo per destinazione, queslla striscia di erba dove tu puoi solo fare una rimessa laterale!

Le pecore e il cane

“La morte delle pecore è la fortuna del cane”, recita un vecchio proverbio. Si potrebbe dire che le elezioni in Sardegna ne siano la prova lampante della veredicità di tale affermazione.

La fittizia compatezza della destra-centro (le pecore) ha fatto sì che il Presidente della Regione sia espressione del pseudo campo largo di centrosinistra (il cane).

Giuseppe Conte (il cane) gongola per l’elezione del primo Presidente targato 5 Stelle non ricordandosi che lo è grazie soprattutto al 14% di preferenze del PD (le pecore).

Giuseppe Conte (il cane) dice che la strada è aperta e che bisogna continuare così. Mi chiedo se in Abruzzo sarà disposto ad essere lui la pecora o se farà saltare il banco per rimanere cane.

Salvini, ergendosi a cane, per rilanciarsi ha di fatto boicottato la coalizione. Il 3,4% della Lega lo posiziona d’ufficio tra le pecore.

Applausi

Applausi. Scroscianti applausi per tutti!

Il mondo cattolico da sempre è frammentato. Più della DC, più della sinistra! Si va dai preti di strada agli ultra cattolici seguaci di Steve Bannon.

In mezzo a questo ci sono i CL che hanno avuto come fondatore don Luigi Giussani ma come faro illuminante Roberto Formigoni. Politicamente sono sempre stati di un centro che guarda soprattutto a destra.

Nella pratica sono sempre stati dalla parte di chi governa. Scelta discutibile, non fa parte del mio pensare politico ma ognuno ha i propri criteri di scelta.

Posso capire che ad ogni elezione si possa scegliere di puntare su qualcuno che in qualche modo possa accompagnare i tuoi desideri, ma atutto c’è un limite!

Come si fa nel giro di 24 ore spellarsi le mani prima per Giorgia Meloni poi per Draghi? Non mi sembra che abbiano detto le stesse cose, anzi! Forse sono io che non capisco dove possano aver lanciato lo stesso messaggio e visione di un’Italia diversa dopo il 25 settembre.

Una ha sempre osteggiato l’altro. La politica del secondo è europeista, quella della prima sovranista. Non riesco a capire come possano pensare che non cambierà niente sostituendo il secondo con la prima!

Buon voto Italia!

Sicurezza

La sicurezza è un problema serio. In tutte le epoche lo è stato.

Il rapper Emis Killa in un tweet ci fa sapere che a Riccione dopo le 18 la vita è appesa ad un filo come a Marsiglia.

Salvini rilancia il tweet perché nel suo #credo elettorale la sicurezza è materia sua. Ce l’ha ampiamente dimostrato quando era Ministro degli Interni. Indossare una felpa di qualsiasi forza dell’ordine per lui era il miglior deterrente ai delinquenti.

Ma Salvini, a quanto pare, soffre di profonde amnesie. Come è successo per i 49 milioni, si è dimenticato che fino a 2 mesi fa, per 8 anni il Sindaco di Riccione è stato un esponente della Lega. Molto probabilmente in questi ultimi due mesi tutti i delinquenti si sono riversati a Riccione.

C’è poi da dire che Salvini non conosce neanche la storia.

Oggi è il novantanovesimo anniversario dell’assassinio di don Giovanni Minzoni da parte di due squadristi fasciti legati ad Italo Balbo. Nato a Ravenna, parroco di Argenta aveva fondato un gruppo scout, attività che non piaceva al fascio in quanto andava ad interferire con quella dei balilla, la gioventù fascista. Per togliere il problema pensarono di eliminarlo all’origine.

Dopo le 18 anche ad Argenta era pericoloso girare nel 1923!

Buon voto Italia!

Fuoco amico

Ho letto un interessante articolo di Francesco Piccolo che cerca di spiegare perché il PD sia il partito più odiato di tutti. Soprattutto da quelle formazioni politiche che dovrebbero essere più affini.

Niente di nuovo. Forse perché è l’unico che ha una struttura di partito e non un padre/padrone che ne regola l’esistenza. Forse perché è l’unico che mette quasi sempre al centro della propria azione politica l’interesse del paese. O forse solo perché i piddini sono antipatici.

L’essere puri è un tarlo atavico della sinistra. Non tutti sono abbastanza di sinistra e alla ricerca di questa sinistra ci si sposta sempre un po’ di più. A volte snaturando il pensiero di sinistra.

E ci si ritrova in un limbo dove per qualcuno si è troppo di destra e per qualcun altro troppo a sinistra.

E’ successo anche a me. Me l’hanno detto tutti, sia quelli che provengono dai DS, sia quelli che provengono dalla Margherita

Per qualcuno il PD è il “Partito Di morti” e poi, quel qualcuno, a tutte le elezioni cerca coalizioni o apparentamenti per non finire nell’anonimato!

Chi torna nel PD o nei suoi dintorni rivendica la propria verginità. Ed ecco che si ricandida anche Pippo Civati nella coalizione di centrosinistra a trazione PD e che subito dichiara “Io e Casini siamo il campo larghissimo. Non farò la foglia di fico del Pd”.

Buon voto Italia!

Photogallery 2

Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi
Campigna-Fangacci-Burraia-Campigna
30 aprile 2022

Decentrati – 2

Noi siamo Decentrati, lontani dal centro di Ravenna. Non siamo delusi e crediamo nelle potenzialità del nostro territorio.

Che poi il vero problema non sta nella lontananza da centro ma nell’incapacità di stare in modo costruttivo al centro del proprio territorio. L’essere positivi ed avere una visione di un modo migliore di vivere il territorio sono le molle per far fare un salto di qualità.

Un programma elettorale basato sul criticare quello che è stato fatto dalla controparte politica denota solo mancanza di idee. E condiziona negativamente il proprio operato. A volte si criticano ritardi dati dalla farriginosità dei regolamenti più che dalla volontà dei proponenti. E questo denota anche una mancanza di conoscenza della macchina amministrativa. E di una deriva di illegalità che non è propria della Pubblica Amministrazione.

Ma le idee si misurarano sul campo. Per esempio l’idea del leghista Calderoli era quella di tagliare le Circoscrizioni per creare un risparmio togliendo l’indennizzo ai Presidenti. Il risparmio c’è stato, non per avere tolto i Presidenti ma per avere rimpiazzato parzialmente i Funzionari all’interno degli uffici decentrati. Un risparmio che ha causato una perdita di rappresentanza politica (i Presidenti) ed una perdita in qualità dei servizi offerti (i Funzionari).

Un risparmio che crea solo impoverimento sotto molti punti di vista non può essere definito un gran risparmio. Diversamente il costo delle Circoscrizioni portava ricchezza sia sul piano sociale che su quello culturale attraverso la realizzazione di opere e la promozione di eventi facendo da collante fra tutte le frazioni, fra tutte le associazioni, fra tutti le cittadine e i cittadini del territorio.

Ora concettualmente i Consigli Territoriali sostituiscono i Consigli Territoriali mentre formalmente hanno meno libertà di azione. I Consigli Territoriali devono essere valorizzati non sminuiti dall’astensione.

Andate a votare domenica prossima chi vi parla del futuro del territorio e non di mancanze a volte reali a volte presunte.

Decentrati

Noi siamo Decentrati, lontani dal centro di Ravenna.

Domenica prossima si vota per il rinnovo dei Consigli Territoriali. Surrogati di quelli che erano la parte politica del decentramento amministrativo prima che Calderoli lo spazzasse via in venti città capoluogo di Provincia.

La discriminante fu il numero degli abitanti, non la vastità del territorio. Così Ravenna, pur essendo il Comune più vasto d’Italia dopo Roma, perse la possibilità di avere l’amministrazione a casa dei cittadini. Tutto questo aggirando il principio di sussidiarità, definito nel trattato di Maastricht nel 1992, che spronava gli Stati a portare la Pubblica Amministrazione il più vicino possibile alle cittadine e ai cittadini. Avere cioè la politica a km 0!

Qualcuno dice che il Decentramento non serve perché non “conta” niente, ma non è vero.

Serve a chi ha voglia di approcciarsi alla politica perchè ti fa capire come funziona la macchina amministrativa. Serve alle cittadine e ai cittadini perché può raccogliere le istanze di molti per spingere l’Amministrazione a fare il bene di tutti.
Certo se qualcuno lo usa per fare i propri show personali o per crearsi una piccola corte, il Decentramento non conta niente.

A loro dico di lasciare il posto a chi ha veramente a cuore il bene pubblico.

Buon voto a tutti.

Case e disinformazioni sparse

Fonti di informazione

Da che punto guardi il mondo tutto dipende (Jarabe de Palo)

Come diceva Umberto Eco, se da una parte oggi, nell’era di internet, abbiamo la possibilità di essere super informati, dall’altra ci informiamo senza verificare le fonti e ci nutriamo di disinformazione.

E si parla, si riempiono post di parole e ipotesi realizzative che non hanno niente a che vedere con la cruda realtà. Per qualcuno anch’io ora mi sto accingendo a farlo ma penso di poterlo fare per cognizione di causa.

Nel territorio dove io abito esiste il problema dell’allaccio alla rete idrica fin dagli anni settanta, cioè da quando furono fatti i primi allacci. Si iniziò con il centro delle frazioni, poi negli anni si è allargata la rete alle case seguendo il regolamento dei “100 metri” adottato dal mio Comune. “100 metri” significa che se di fianco alla rete c’è una strada lunga 1 km con 10 case e tutte e 10 le abitazioni sono concordi si può allargare la rete perché 1000:10 fa 100.

Ma se i richiedenti sono solo 9 a norma di regolamento non si può fare. E allora giù sui social ad imprecare contro il Comune, il diritto di un servizio non erogato a fronte di tasse pagate. E il tutto accompagnato dalla frase buona per tutte le battaglie: ce ne ricorderemo alle prossime elezioni!

Nessuno però che si chieda il perché. O di chi sia la colpa, a questo punto, della mancanza di acqua potabile nell’abitazione. Del Comune? Del gestore dell’acqua pubblica? Del cittadino a cui non interessa?

Certo, bisogna cambiare il regolamento ed adeguarlo alle esigenze odierne. Ma la Pubblica amministrazione non può avere, per vincoli legislativi, la facoltà di azione che può avere un qualsiasi cittadino nell’affrontare una spesa. Servono progetti, coperture finanziarie e soprattutto l’appoggio di una maggioranza il più larga possibile in Consiglio Comunale che vada al di là dei no ideologici e delle astensioni solo per non votare contro o non dare soddisfazioni al proponente.

Per partito preso la colpa è sempre dell’Amministrazione, solo però la parte in quota alla maggioranza perché l’ostruzione dell’opposizione non è mai vista come una causa di rallentamento dell’iter. E’ sempre degli altri, la colpa, e mai di una concomitanza di conseguenze che purtroppo non possono dare una risposta diversa.

E soprattutto deve essere gratis, come se chi ha fatto l’allaccio 50 o 40 anni fa non avesse pagato la quota spettante al cittadino. Quota che, a differenza di quanto si dice in rete, è la stessa allora come ora con una valuta diversa.

Da che punto guardi il mondo tutto dipende. Ho letto infatti su FB l’invettiva di uno che colpevolizzava tutti per la mancanza dell’acqua potabile a casa sua ma la causa di tutto fu il rifiuto di un suo parente a far cadere questa possibilità .