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30 aprile 2022

Decentrati – 2

Noi siamo Decentrati, lontani dal centro di Ravenna. Non siamo delusi e crediamo nelle potenzialità del nostro territorio.

Che poi il vero problema non sta nella lontananza da centro ma nell’incapacità di stare in modo costruttivo al centro del proprio territorio. L’essere positivi ed avere una visione di un modo migliore di vivere il territorio sono le molle per far fare un salto di qualità.

Un programma elettorale basato sul criticare quello che è stato fatto dalla controparte politica denota solo mancanza di idee. E condiziona negativamente il proprio operato. A volte si criticano ritardi dati dalla farriginosità dei regolamenti più che dalla volontà dei proponenti. E questo denota anche una mancanza di conoscenza della macchina amministrativa. E di una deriva di illegalità che non è propria della Pubblica Amministrazione.

Ma le idee si misurarano sul campo. Per esempio l’idea del leghista Calderoli era quella di tagliare le Circoscrizioni per creare un risparmio togliendo l’indennizzo ai Presidenti. Il risparmio c’è stato, non per avere tolto i Presidenti ma per avere rimpiazzato parzialmente i Funzionari all’interno degli uffici decentrati. Un risparmio che ha causato una perdita di rappresentanza politica (i Presidenti) ed una perdita in qualità dei servizi offerti (i Funzionari).

Un risparmio che crea solo impoverimento sotto molti punti di vista non può essere definito un gran risparmio. Diversamente il costo delle Circoscrizioni portava ricchezza sia sul piano sociale che su quello culturale attraverso la realizzazione di opere e la promozione di eventi facendo da collante fra tutte le frazioni, fra tutte le associazioni, fra tutti le cittadine e i cittadini del territorio.

Ora concettualmente i Consigli Territoriali sostituiscono i Consigli Territoriali mentre formalmente hanno meno libertà di azione. I Consigli Territoriali devono essere valorizzati non sminuiti dall’astensione.

Andate a votare domenica prossima chi vi parla del futuro del territorio e non di mancanze a volte reali a volte presunte.

Decentrati

Noi siamo Decentrati, lontani dal centro di Ravenna.

Domenica prossima si vota per il rinnovo dei Consigli Territoriali. Surrogati di quelli che erano la parte politica del decentramento amministrativo prima che Calderoli lo spazzasse via in venti città capoluogo di Provincia.

La discriminante fu il numero degli abitanti, non la vastità del territorio. Così Ravenna, pur essendo il Comune più vasto d’Italia dopo Roma, perse la possibilità di avere l’amministrazione a casa dei cittadini. Tutto questo aggirando il principio di sussidiarità, definito nel trattato di Maastricht nel 1992, che spronava gli Stati a portare la Pubblica Amministrazione il più vicino possibile alle cittadine e ai cittadini. Avere cioè la politica a km 0!

Qualcuno dice che il Decentramento non serve perché non “conta” niente, ma non è vero.

Serve a chi ha voglia di approcciarsi alla politica perchè ti fa capire come funziona la macchina amministrativa. Serve alle cittadine e ai cittadini perché può raccogliere le istanze di molti per spingere l’Amministrazione a fare il bene di tutti.
Certo se qualcuno lo usa per fare i propri show personali o per crearsi una piccola corte, il Decentramento non conta niente.

A loro dico di lasciare il posto a chi ha veramente a cuore il bene pubblico.

Buon voto a tutti.

Case e disinformazioni sparse

Fonti di informazione

Da che punto guardi il mondo tutto dipende (Jarabe de Palo)

Come diceva Umberto Eco, se da una parte oggi, nell’era di internet, abbiamo la possibilità di essere super informati, dall’altra ci informiamo senza verificare le fonti e ci nutriamo di disinformazione.

E si parla, si riempiono post di parole e ipotesi realizzative che non hanno niente a che vedere con la cruda realtà. Per qualcuno anch’io ora mi sto accingendo a farlo ma penso di poterlo fare per cognizione di causa.

Nel territorio dove io abito esiste il problema dell’allaccio alla rete idrica fin dagli anni settanta, cioè da quando furono fatti i primi allacci. Si iniziò con il centro delle frazioni, poi negli anni si è allargata la rete alle case seguendo il regolamento dei “100 metri” adottato dal mio Comune. “100 metri” significa che se di fianco alla rete c’è una strada lunga 1 km con 10 case e tutte e 10 le abitazioni sono concordi si può allargare la rete perché 1000:10 fa 100.

Ma se i richiedenti sono solo 9 a norma di regolamento non si può fare. E allora giù sui social ad imprecare contro il Comune, il diritto di un servizio non erogato a fronte di tasse pagate. E il tutto accompagnato dalla frase buona per tutte le battaglie: ce ne ricorderemo alle prossime elezioni!

Nessuno però che si chieda il perché. O di chi sia la colpa, a questo punto, della mancanza di acqua potabile nell’abitazione. Del Comune? Del gestore dell’acqua pubblica? Del cittadino a cui non interessa?

Certo, bisogna cambiare il regolamento ed adeguarlo alle esigenze odierne. Ma la Pubblica amministrazione non può avere, per vincoli legislativi, la facoltà di azione che può avere un qualsiasi cittadino nell’affrontare una spesa. Servono progetti, coperture finanziarie e soprattutto l’appoggio di una maggioranza il più larga possibile in Consiglio Comunale che vada al di là dei no ideologici e delle astensioni solo per non votare contro o non dare soddisfazioni al proponente.

Per partito preso la colpa è sempre dell’Amministrazione, solo però la parte in quota alla maggioranza perché l’ostruzione dell’opposizione non è mai vista come una causa di rallentamento dell’iter. E’ sempre degli altri, la colpa, e mai di una concomitanza di conseguenze che purtroppo non possono dare una risposta diversa.

E soprattutto deve essere gratis, come se chi ha fatto l’allaccio 50 o 40 anni fa non avesse pagato la quota spettante al cittadino. Quota che, a differenza di quanto si dice in rete, è la stessa allora come ora con una valuta diversa.

Da che punto guardi il mondo tutto dipende. Ho letto infatti su FB l’invettiva di uno che colpevolizzava tutti per la mancanza dell’acqua potabile a casa sua ma la causa di tutto fu il rifiuto di un suo parente a far cadere questa possibilità .

Chiacchere e distintivo

Voi siete solo “chiacchere e distintivo”, ci hanno ripetuto durante questa campagna elettorale.

E noi, come fossimo Eliot Ness, non abbiamo mai ceduto alla tentazione di cadere nel loro gioco. Abbiamo solo risposto con dati reali ai loro irrealizzabili progetti e ai millantati successi.

Siamo troppo timidi? Non direi. Continuiamo solo a credere che esista ancora la buona politica. Quella Politica con la P maiuscola che antepone i fatti alla maldicenza. Che ascolta e propone soluzioni a volte complicate ma realizzabili anziché mirabolanti sogni irrealizzabili.

Una Politica che guarda quello che ha prodotto, non quello che non hanno realizzato altri. Una Politica che si intesta solo le cose che realizza, non quelle che realizzano altri.

Forse è per questo che a Ravenna come in tutta Italia si è sgonfiato la bolla del populismo insito nelle liste civiche. Nelle liste civiche e in quei movimenti e partiti politici che fanno leva sui malumori della gente per ragranellare qualche voto in più.

Tutti questi attori questi hanno poi evidenziato che oltre all’invasione mediatica giornaliera una manifesta incapacità di conoscere l’abc. Capisco che il sistema dell’elezione del Sindaco col voto disgiunto sia un po’ cervellotico ma… Ma non si può chiamare “cavillo” l’aver tolto voti a candidati nella stessa lista, con lo stesso cognome senza che fosse specificato almeno l’iniziale del nome! Cosa c’è di non chiaro nell’espressione “determinare la volontà del voto”.

Il tempo è galantuomo, dicono. Di certo la buona politica fatta di contatti con la gente e di ascolto da sempre buoni risultati. E che risultati! Abbiamo fatto, per usare un termine calcistico, il triplete: elezione del Sindaco, primo partito e candidati del territorio eletti in Consiglio Comunale. A Igor, Federica e Fabio non possiamo fa altro che augurare buon lavoro.

Alla fine anche stavolta i silenzi di Ness si sono mostrati progetti credibili, la boria di Al Capone solo “chiacchere e distintivo”. E ora? Bisogna solo lavorare a testa bassa per meritarci la fiducia che gli elettori ci hanno concesso.

Mah… c’è un mah! A Ravenna in questa tornata elettorale ha votato solo il 54%. E questo è un grosso problema perché c’è un 46% che pensa che tutti gli attori politici siano “chiacchere e distintivo”. Soluzioni urgono!

Un voto per Igor, un voto per Federica

Mercoledì sera Igor mi confessava che questa lunga campagna elettorale stava finendo e che lui sarebbe stato contento per qualunque esito. Ovvero “meglio se si vince ma questa prima campagna elettorale in ogni caso mi ha riempito di emozioni per il contatto con la gente”.

Già… il contatto con la gente! Contatto che si era perso in un partito dove l’età media degli iscritti è alta. Non tutti hanno avuto la possibilità di mantenersi in contatto con i supporti multimediali. Contatto che ha rimesso in moto quella voglia di parlare di politica di tanti che in questo ultimo anno e mezzo si sono ritrovati prima “reclusi” dal lockdown poi auto reclusi per la paura di contagiarsi.

Grazie al lavoro di Igor, Federica, i candidati nostri e degli altri partiti si è ricominciato a respirare aria di normalità. Encomiabile il loro essersi messi a disposizione della comunità e il loro costante sorriso incontro dopo incontro. Tutti meriterebbero di essere eletti ma ci solo solo 32 posti e bisogna fare delle scelte.

Il nostro Circolo punta su Federica e Igor perché vivono e conoscono i territori che abitano.

Non si tratta della ricerca di un voto utile, perché tutti i voti sono utili. Sia per la maggioranza per poter governare. Sia all’opposizione per poter incalzare con più forza l’azione del governo della città come dello Stato.

Con un voto per Igor e Federica si contribuisce a rieleggere Michele. Si contribuisce a portare a termine i progetti iniziati alla fine di questa Consigliatura e già messi in cantiere. Mi spiacerebbe che a Ravenna succedesse come a Forlì dove una nuova Giunta di diverso colore sta realizzando ed intestandosi quegli stessi progetti che aveva combattuto votando contro soli pochi mesi.

Ops… a Ravenna l’intestarsi qualunque cosa dopo voti contrari è uno sport abbastanza praticato!

Un voto a Igor e Federica è un voto per rendere più forte sia il PD che la coalizione che sostiene Michele più forti.

Dando un voto a Igor e Federica non si interromperà quel filo che lega il nostro territorio all’amministrazione comunale. Un legame che ha portato, magari dopo qualche anno di troppo, alla realizzazione di opere importanti a beneficio anche di quelli che sono sempre e comunque in conflitto col mondo e con il Comune.

Un voto a Igor e Federica significa ripartire nella nuova legislatura con il sorriso e l’ottimismo che i nostri candidati hanno sempre mostrato in questa campagna elettorale.

La ricerca del ricercatore

L’altro giorno un giornale locale ha pubblicato un’intervista a mia figlia attualmente ricercatrice presso l’Università. Mi si sono subito inumiditi gli occhi per l’emozione e l’orgoglio di babbo. Poi non ho potuto fare a meno di realizzare qualche riflessione sulla condizione dei ricercatori partendo dalle esperienze di due ricercatrici che conosco bene, Irene e Caterina.

Entrambe hanno cercato di iscriversi a Medicina ed entrambe non hanno superato il test di ammissione. Caterina ha scelto Biologia, Irene Scienze Ambientali.

Entrambe laureate alla Magistrale con 110 e lode: Caterina col bacio accademico, Irene bissando il voto della triennale.

Due splendide carriere fino ad ora nell’incertezza del futuro: Caterina da poco ha visto migliorare la propria condizione con un contratto a tempo determinato, Irene è a meta del primo contratto da ricercatore.

Entrambe, pur nell’incertezza, vivono con gioia l’aver al momento realizzato il fine primario delle proprie lauree: la ricerca.

Ricerca che in questo ultimo anno e mezzo si è dimostrata indispensabile per uscire dalla pandemia, ricerca, però, ancora sottovalutata in Italia.

Il Corona virus ha messo in luce i danni che gli ultimi anni sono stati fatti riguardo alla gestione dei corsi universitari e dei curriculum post università.

La pandemia ha messo in luce come la Sanità pubblica, che mira al benessere di tutti, abbi funzionato meglio di quella pubblica che mira al benessere solo di quelli che se la possono permettere.

La pandemia ha messo in luce che servono dottori mentre prima il numero chiuso poi la quota 100 per i pensionamenti hanno messo in crisi proprio quella Sanità pubblica in prima linea per il contenimento del contagio.

La pandemia ci ha detto chiaramente che solo attraverso la ricerca si è potuti arrivare prima all’individuazione del ceppo poi alla creazione del vaccino in un tempo impensabile solo vent’anni fa. E ci ha anche detto che la prima in Italia ad individuare il ceppo è stata una ricercatrice con un semplice contratto triennale come quello ha mia figlia.

Quello che mi rattrista è il fatto che nonostante tutto la politica italiana non abbia colto l’attimo per ragionare diversamente su Università e Ricerca facendo scadere il dibattito a classificare i vaccinisti a sinistra e gli antivaccinisti a destra.

Che tristezza!

La buona politica

La buona politica non urla ne insulta o dileggia gli avversari.

Sa ascoltare, mediare, costruire insieme.

E’ costruttrice di pace.

Il 23 agosto ricorreva il 98° anniversario dell’omicidio di don Giovanni Minzoni ad opera di due squadristi fascisti.

Don Giovanni aveva capito che condivisione e partecipazione fanno girare il mondo e rendono la società migliore.

Aveva capito che le donne e gli uomini veramente forti non sviluppano i muscoli ma il carattere attraverso anche alla partecipazione per la costruzione del bene pubblico.

Quest’idea di una Politica con la P maiuscola non poteva di certo piacere a chi preferiva parlare a chi aveva deciso di delegare i propri pensieri. Una Politica fatta di idee e sogni da realizzare non di slogan. Una Politica impregnata di ottimismo non di paure e di nemici.

Ed è stato bello l’altra sera sentire parlare il Segretario nazionale del mio partito, nella piazza del mio paese mentre apriva la campagna elettorale per l’elezioni amministrative, concludere il suo intervento parlando della richiesta da parte di molti di parlare di una buona politica fatta di idee, confronti, dibattiti e scelte condivise.

Perché, al di là di tutto, il partito è di per sé un nome collettivo, composto da più individui che hanno il diritto di portare le proprie le idee alla conoscenza di tutti nella consapevolezza che quella ritenuta migliore potrebbe non essere la propria.

E se un partito è sinonimo di collettività è una contraddizione inserire nel simbolo il nome del Segretario o, peggio ancora, del proprietario del logo. Una collettività dove l’individuo è il centro di ogni ragionamento. Una collettività dove il Noi accantona l’Io.

Grazie ad Enrico e Michele per averci fatto vivere una serata di buona politica.

Il medagliere

Alle Olimpiadi la nazione più forte ha il medagliere più ricco. E’ normale!

I Generali hanno la parte sinistra della giacca piena di nastrini colorati per mostrare a tutti il proprio Medagliere. Ogni nastrino una medaglia, più medaglie più comando!

Anche in politica è consuetudine mostrare il proprio medagliere per far crescere il consenso della propria parte. Purtroppo nella politica come nello sport tante volte il medagliere mostra medaglie dopate, cioè non proprie o non frutto del proprio lavoro.

E così può capitare che per un appiglio regolamentare come una mozione a favore ci si voglia intestare opere nate dal lavoro silenzioso e serio di qualcuno che ai proclami preferisce i risultati.

Un po’ come capiterà con Salvini che, il giorno in cui il CTS comunicherà a Draghi che essendoci le condizioni il coprifuoco potrà essere spostato alle 23, dirà al mondo intero che grazie a lui avremo un’ora di libertà in più.

Peccato per lui che già tutti sapessimo che con le giuste condizioni si sarebbe accorciato il coprifuoco.